giovedì 23 novembre 2017

L'Italia fuori dal mondiale. Il calcio è sempre una facezia o ha avuto una parte nella storia? 4 Storie e 5 libri correndo dietro un pallone tra Auschwitz, rivoluzione ungherese, desaparecidos e guerra civile iugoslava.

 Ebbene sì, è accaduto. L'Italia è fuori dal mondiale.

 Una notizia, ne do atto al mondo, che insomma nel mare magnum del delirio a cui veniamo sottoposti giornalmente dalla politica internazionale, può fregare relativamente. Eppure.

 Eppure i mondiali rendono le estati per chi non le ama troppo, come me, sopportabili, e per chi le adora, indimenticabili, tra gli ultimi baluardi dell'immaginario collettivo in un mondo liquido.

 Non posso ovviamente avere memoria dei mondiali del 1986 perché avevo due anni e anche di Italia '90 ricordo a stento la canzone di Bennato e Nannini come una sorta di sogno nelle serate estive in Sardegna.

 Ho più memoria di Usa 1994. Avevo dieci anni ed ero in Sardegna con mia madre e mia sorella, al solito. Come fossimo nel pieno negli anni '50, in una casa che non aveva elettrodomestico alcuno (esclusa la lavatrice), ascoltavo le partite alla radio tentando di capirci qualcosa da sola, visto che mio padre se ne stava dall'altra parte del Tirreno a lavoro.

 Il 1998 me lo ricordo come un anno fiacco in cui vinsero oscuramente i francesi e nel 2002 ero completamente disinteressata, presa com'ero a scrivere, durante i pomeriggi caldissimi di partite con gol continuamente annullati, il romanzo che credevo mi avrebbe dato la gloria.

 Il 2006, stranamente, è stato l'unico mondiale che ho seguito dall'inizio alla fine e ricordo benissimo dove fossi a ogni partita (compresa la volta in cui, durante Italia-Ucraina, vista in un centro sociale, rischiammo le botte di un raid di fascisti di Latina). Etcetera etcetera etcetera. 

 Perché vi racconto questi inutili spaccati di vite che non sono la vostra?

 Per arrivare al vero punto della faccenda: per tutti gli italiani non usualmente appassionati di calcio, come me, che a stento ne capiscono le regole, i mondiali non sono tanto una gara sportiva quanto un insieme di ricordi. E' più semplice fissare nella memoria qualcosa legato a un momento comune.

E  poi, siamo poi completamente certi che lo sport sia una sciocchezzuola senza veri legami col presente? Una distrazione dalle cose importanti, avulsa dal corso della storia?
 Non proprio. Non sempre. Ho raccolto alcuni libri che dimostrano come calcio e storia si siano incrociati, dolorosamente, qui e lì.

Non ci credete? Let's go!


DALLO SCUDETTO AD AUSCHWITZ di Matteo Marani ed. Imprimatur:

 In questi tempi di revisionismo storico, in cui si cerca di far passare  nazisti e fascisti per poveri perseguitati della libertà di parola e non per gente che si rifà a regimi che hanno causato lo sterminio calcolato di milioni di persone, una guerra mondiale e un'Europa ridotta in macerie, fa bene ricordare la storia di Arpad Weisz.

 Forse, infatti, non tutti sanno che l'allenatore più giovane a vincere uno scudetto italiano fu proprio lui, a trentaquattro anni, ex calciatore ungherese, con l'Ambrosiana.

 Ma andiamo con ordine.

  Il buon Arpad nasce nel 1896 in un paese vicino a Budapest. Crescendo dimostra di saper giocare a calcio, viene anche convocato in nazionale e inizia a giocare in alcune squadre italiane finché un infortunio lo blocca.

 Scopre però di saper allenare e, sostenuto dalla moglie, iniziano i successi culminati nello scudetto dell'Ambrosiana. MA.
 Ci sono, purtroppo, due MA grossi come una capanna nella vita di Arpad: è ebreo e in Italia c'è il regime fascista.

 Quando vengono promulgate le leggi razziali (sì, proprio quelle che adesso qualcuno cerca di farci credere che furono uno scherzetto da niente), è costretto a riparare in Olanda assieme alla moglie ai figli. Lì ricomincia ad allenare, ma la mano lunga del nazifascismo lo raggiunge infine nel 1942.

 Deportati ad Auschwitz, i figli e la moglie verranno subito uccisi nelle camere a gas, mentre lui vivrà ancora 15 mesi in un altro campo di concentramento prima di esservi riportato e assassinato nel gennaio del 1944.

 Esiste un libro con la sua storia, "Dallo scudetto ad Auschwitz" di Matteo Marani ed. Imprimatur e, proprio in questi giorni, è uscita una graphic novel a lui dedicata, "Arpad Weisz e il littoriale" di Matteo Matteucci ed. Minerva.

 E' MOLTO BENE rinfrescarsi la memoria dei tempi andati e delle vittime che ha mietuto.


LA SQUADRA SPEZZATA di Luigi Bolognini ed. 66thand2nd:

 Più dell'esclusione dal mondiale fu questo libro nello specifico a darmi l'idea per questo post (sì, parecchio e parecchio tempo fa, c'è un grande limbo dove galleggiano decine di post ipotetici).

 Negli anni '50 la nazionale ungherese era fortissima, imbattuta per 28 partite e 4 anni fino alla finale dei mondiali del 1954 giocati in Svizzera.

 Durante l'ultima partita, a Berna, persero 3 a 2 contro la Germania Ovest (praticamente lo smacco definitivo in tempi di guerra fredda) e non ci fu nessuna rivincita negli anni successivi.

 Nel 1956 infatti i carri armati sovietici invasero Budapest per sedare l'insurrezione antisovietica causando morti, feriti e profondi strascichi politici e sociali nel paese magiaro antisovietico e socialista al tempo stesso (come anche lo stesso protagonista di questo romanzo di docufiction).

 Cosa c'entra la rivoluzione con la nazionale ungherese? 

 Molti tra i giocatori migliori militavano nell'Hònved, squadra che nei giorni dell'insurrezione si trovava in Spagna per una partita della coppa dei campioni.

 I giocatori, alla luce delle tristi notizie ad est, rifiutarono di tornare e rimasero in occidente nonostante l'Uefa  finisse per squalificarli tutti per due anni.

 Il più famoso di loro, Ferenc Puskàs, riuscì a tornare ai mondiali, nel 1962, nella nazionale spagnola dopo l'avvenuta naturalizzazione. Aveva troppi anni di più e la Spagna non andò oltre i gironi.


L'ULTIMO RIGORE DI FARUK di Gigi Riva ed. Sellerio:

 Il Faruk del titolo era Faruk Hadzibegic, capitano della nazionale iugoslava che calciò (male) il calcio di rigore decisivo ai quarti di finale Argentina-Jugoslavia di Italia 1990.

 La nazionale iugoslava perse e due anni dopo non esisteva più, assieme al paese, mai vero paese, che dopo la morte di Tito aveva iniziato ad agitarsi fino a correre verso la sanguinosissima guerra civile.

 Non ricordo ovviamente nulla di questa partita e ho un'insieme di immagini angosciose della guerra civile nei balcani. 

 Ricordo le letture a scuola, i servizi al telegiornale, le signore che chiedevano l'elemosina in metropolitana dicendo di venire alla Bosnia e la confusa sensazione che un giorno le bombe sarebbero arrivate anche da noi.

 Ma nel 1990 la Iugoslavia era ancora una nazione e aveva ancora una nazionale e l'interrogativo di Riva è: se Faruk non avesse sbagliato quel rigore, se la nazionale avesse vinto i mondiali, si sarebbe potuta evitare se non rimandare la guerra?

 La nazionale, come anche il tifo degli ultras, era già frantumata in mille pezzi che non combaciavano: croati, serbi, bosniaci, montenegrini, musulmani, cristiani.
  Ma in effetti se c'è una cosa che gli eventi sportivi e l'uso politico che molti ne hanno fatto (come si vedrà poi nel libro seguente) ci hanno insegnato è che c'è una stretta correlazione tra un evento sportivo nazionale e nazionalismo.

 Una vittoria di una nazionale composta da tutte le parti di una nazione avrebbe contribuito a far rinascere un forte spirito nazionalista?
 Ho i miei serissimi dubbi in proposito. Faruk, almeno a mio parere, può dormire tutti i sogni tranquilli che desidera.


I MONDIALI DELLA VERGOGNA di Pablo Llonto ed. Alegre:

1978. Argentina.
 Due anni prima un colpo di stato militare aveva deposto Isabel Peròn, vicepresidente e moglie del defunto presidente Juan Domingon Peròn, e aveva instaurato una dittatura con a capo il generale Jorge Rafael Videla.

 Il regime, di stampo fascista, mirò con ogni mezzo alla soppressione di qualsiasi movimento democratico (con particolare repulsione verso le istanze comuniste), facendo un ampio uso di violenze, torture, rapimenti e uccisioni di oppositori (spesso mai più ritrovati, i famosi desaparecidos).

 Per citare solo una delle sue innumerevoli vittime, cadde sotto i suoi colpi anche il fumettista Héctor Oesterheld, l'inventore de "L'Eternauta", rapito e ucciso come anche le sue quattro figlie (di cui due in avanzato stato di gravidanza).

 Come ogni regime fascista che si rispetti, anche quello argentino faceva leva sempre sugli stessi capisaldi: nazionalismo esasperato e glorificato in primis.

 E il mondiale che l'Argentina ospitò e vinse fu l'emblema sportivo del modo in cui il mondo si comportò con la dittatura argentina: accontentandosi di una verità di facciata che rendeva la vita più semplice a tutti.

 Mentre i dissidenti continuavano ad essere catturati e uccisi, il mondo celebrava una festa sportiva che di festoso aveva ben poco, contribuendo a legittimare un regime la cui immagine usciva splendente.

 Li chiamano i fascisti in doppiopetto, quelli che hanno la faccia pulita davanti e il manganello dietro la schiena

 E il mondo li applaudì molto quei mondiali del 1978 che contribuirono a un'ondata nazionalista di cui il paese non aveva certo ulteriore bisogno.
  Del resto è semplice voltare le spalle all'orrore e fingere che non esista nessun centro di detenzione e torture nella Scuola meccanica dell'esercito, a poca distanza da uno stadio pieno ed entusiasta.

 Per vergognarci un po' tutti insieme e metterci in guardia sulla deriva del nostro presente, si può leggere il libro "I mondiali della vergogna" di Pablo Llonto ed. Alegre.


 E ora? Pensate ancora che i mondiali siano una facezia in confronto ai "veri problemi" del mondo?


martedì 21 novembre 2017

Il 23 novembre esce il nuovo libro di fumetti del blog: "Quanti dolori, giovane libraia!"! Tutti i riferimenti per chiederlo in libreria et fumetteria e un piccolo fumetto sulla mia svagatezza attuale. Sottolineo ancora: taaaaanti inediti all'interno!

 Finalmente riesco a postare il lancio del nuovo libro sul blog.
 L'anno scorso ero preparatissima, quest'anno il tempo sembra sfuggirmi di mano!
Ma vabbeh ecco qui!

 Ricapitolando: il 23 esce il mio nuovo libro di fumetti e vignette del blog "Quanti dolori, giovane libraia!", con cose già viste sul blog e molte altre inedite, tra cui contributi di librai e bibliotecari italiani.

 Il libro si potrà trovare sia in libreria che in fumetteria che, ovviamente, online.
 Aggiungo che il 6-7 e 8 mattina sarò a Roma alla fiera più libri più liberi, sia allo stand 001 sia a quello Verbavolant per l'altro mio pargolo, "Litania per un lettore lamentoso".

 In più aggiungo ancora quello che troverete anche nel fumetto ossia i dati per reperire il fuxieggiante tomo:

Autore: Laura Mango
Titolo: "Quanti dolori, giovane libraia!"
Editore: 001 edizioni
Isbn: 9788871820132
Distributore per le librerie: Messaggerie
Distributore per fumetterie: Manicomix

 Visto che è già un post pieno di dati tecnici, i ringraziamenti li lascio a dopodomani quando poserò fiera con la creatura! 

Intanto grazie a tutti voi, che se non aveste creduto e comprato il primo libro, questo secondo non avrebbe mai visto la luce (sono ancora incredula)!

 E grazie ovviamente all'editore...oddio no, sto ringraziando di già il mondo. Mi fermo qui! Al 23!







lunedì 20 novembre 2017

"Del perché non sono andata a Lucca quest'anno" o anche "Per organizzare un'unione civile servono molti mesi"!

 Allora, oggi volevo mettere il fumetto di lancio per il nuovo libro di fumetti e vignette del blog che esce questo giovedì, 23 novembre in libreria, fumetteria e online (sarebbe anche ora visto che oggi è il 20).

 Mentre disegnavo, però, mi sono resa conto che il fumetto non avrebbe avuto molto senso se non ne avessi postato uno precedente che avevo cominciato e mai finito a fine ottobre (quante cose non finite nei miei quaderni!).

 Insomma, questo che leggerete oggi è un fumetto propedeutico a quello di domani e, in verità, propedeutico a molti fumetti che vedrete apparire nei prossimi mesi.

 Intanto, siccome repetita iuvant, ricordo alle masse che il nuovo libro in uscita si intitola "Quanti dolori, giovane libraia!" e conterrà molti inediti!

 Quali? Se mi seguite sui social lo scoprirete nei prossimi giorni!

 Intanto: "Del perché non sono andata a Lucca quest'anno" o anche "Per organizzare un'unione civile servono molti mesi"!




venerdì 17 novembre 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Zerocalcaramazon".

 Come sapranno pure i sassi, in questi giorni è uscito il nuovo libro di Zerocalcare che si è già lanciato nelle sue torrenziali sedute di dedica che manco Stakanov.

 Come succede a tutti gli autori che a un certo punto escono dal pubblico di nicchia (nicchia anche grossa, come lo è appunto e per esempio il pubblico dei fumetti) per giungere alle orecchie e agli occhi della ben più vasta popolazione, anche per lui vale la terribile regola del must have.

 Sostanzialmente, tutti vogliono avere la sua graphic non magari perché siano genuinamente entusiasti, ma perché "Oh, ma lo leggono tutti che io no? E de che parlo a pranzo?".

 Intendiamoci, io non sono contro i must have libreschi, anzi, ce ne fossero il decuplo, il centuplo! Tutti i mesi! In continuazione!

 Staremmo meglio tutti, anche quelli che comprano il libro da avere e poi finiscono per non sfogliarlo mai e per lasciarsi fare il riassunto a voce dal collega nella stessa stanza.
 Almeno c'hanno provato.

 Ovviamene le suddette persone, non sapendo bene di cosa stanno parlando, entrano in libreria e danno vita alla vignetta di cui sotto.

 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Zerocalcaramazon"!


giovedì 16 novembre 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Viuuulenza".

Lo so, avevo detto post calcistico ed è in preparazione.
 Purtroppo il vessamento natalizio è iniziato, quindi procedo a rilento, ma poiché non volevo continuare il pessimo andazzo del lasciare il blog vuoto, ho deciso per una nuova vignetta, nella quale non mi vedrete come controparte trattandosi di un contributo di altra libraia.
 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Viuuulenza".


martedì 14 novembre 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Anche il cartaceo".

 Ed ecco che posto una vignetta infrasettimanale!
 Finalmente, come noterete, ho ripreso una certa regolarità nel postare (domani o dopodomani al max vedrete il primo post a tema calcio del blog, no preocc sarà interessante, almeno spero).
 Il simpatico siparietto di oggi, per la cronaca, è rimasto senza soluzione.
Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Anche il cartaceo"!



domenica 12 novembre 2017

Piccole (gotiche) recensioni tra amici! Quattro classici gotici da leggere tra le inquietanti nebbie di novembre tra ragni, castelli, fantasmi dell'opera e hommes fatali.

Ed ecco che finalmente ritorno con un piccole recensioni tra amici.


Magari ultimamente non vi sembra più, ma i post scritti sono i miei preferiti e mi sta davvero spiacendo non riuscire a dedicarmici quanto vorrei (peraltro per una novità prossima ventura farò ancora più fatica, ma terrò duro).

 E' talmente tanto tempo che non mi applico che, come potrete notare, le quattro recensioni di seguito riguardano tutti libri ancora in clima halloweenoso. 

 Sono infatti storie gotiche, tutte però accomunate dall'essere dei grandi classici del passato (alcuni noti, altri riscoperti).

 Non ho ancora un preciso mood novembrino, per ora molti fumetti anche perché rosico ancora un po' per non aver potuto andare a Lucca neanche un giorno (a causa di una cosa che vedrete in un fumetto spero la prossima settimana). L'anno prossimo ci andrò dovesse cascare il mondo.

 Vabbeh, bando alle ciance, ecco a voi le recensioni! Olè!


"IL RAGNO" di Hanns Heinz Ewers ed. Meridiano Zero:

 Se potessi avere un euro per ogni volta che trovo scritto su una fascetta o una quarta di copertina "E' il nuovo Poe" et simili, sarei ricca (se contassimo anche gli euro dei novelli Bukovski sarei direttamente miliardaria).

 Il problema di queste iperboliche fascette, frutto di necessario, ma fuorviante marketing, è che poi finisci per non fidarti più, anzi, per provare un mix letale di repulsione e incredulità verso i tomi che se ne fregiano.

 Quando per All Hallow's Read mi è capitato in sorte "Il ragno" di Hanns H. Ewers descritto appunto come "l'erede tedesco di Poe" ero perplessa, nonostante l'invitante copertina vintage con femme fatale e ragno sullo sfondo.

 Diciamolo subito, di erotico questi racconti hanno poco e niente (a parte uno, molto molto disturbante su un anziano truffatore che si trova implicato in una torbida storia di Vudù ad Haiti), ma la promessa di mantenere le atmosfere alla Poe è pienamente mantenuta, anche perché Ewers, vissuto a cavallo tra '800 e '900 pescava dal suo stesso immaginario.

 Il pezzo forte è il racconto che dà il titolo al libro: "Il ragno".

 In mezzo a Parigi c'è la stanza di una pensione in cui gli inquilini iniziano misteriosamente a impiccarsi. Perché lo fanno? Uno studente accetta di abitarvi per indagare e scoprirà che dall'altra parte della strada abita una strana, misteriosa ragazza.

 La figura della donna alla finestra madre di ogni guaio sovrannaturale è curiosamente simile a "L'uomo della sabbia" di Hoffmann, ma l'uso che ne fa Ewers è completamente diverso.

 Anche gli altri sono piacevoli e possiedono una certa vena vagamente perversa che non si ravvisa spesso in Poe, se non in rari racconti, come in quell'autentico capolavoro che è "I cari estinti".
 Da leggere.


"ROMANZO SICILIANO" di Ann Radcliffe:

 Traumatizzata da "Il castello di Otranto", ho sempre guardato con sospetto questi feuileton gotici inglesi ambientati in una fantasmagorica Italia che per loro faceva tanto esotico, ma per noi è casa.

 Ho però voluto infine dare una possibilità ad Ann Radcliffe, se non altro per dovere di lettrice e l'ho trovata graziosa (lo so, gli amanti della letteratura inglese, dopo questo sono lì con un randello), ma non entusiasmante.

 La storia è una faccenda di amore, morte e famiglia che ovviamente non poteva aver luogo, nell'immaginario inglese, che in Sicilia.

 La famiglia Mazzini è composta da padre vedovo, seconda moglie (bella e altezzosa e amante dei toy boy), figlio maggiore e due figlie minori, tutti nati dalla prima dolcissima moglie. I figli sono tutti belli e buoni, i due conti invece perfidi e dediti solo ai propri interessi.

 Mazzini vive a Napoli per anni con figlio e moglie, mentre le due ragazze se ne stanno nel loro castello siciliano a leggere e filare con la governante, la signora Menon.

 Un giorno però, una festa data dal conte, di ritorno nel castello siculo, stravolge le loro vite e prende il via una storia d'ammmmore (tra una delle figlie e un nobile con pochi denari), tra inseguimenti, preti malvagi, rivali vecchi e a dir poco malvagissimi e un riferimento copiato da Charlotte Bronte in Jane Eyre grosso come una capanna (che non posso spoilerare).

 La storia è scorrevole, ma ho la conferma che questo filone non fa per me.
 Di gotico c'è ben poco, mentre abbondano amori, amorini, amorazzi, svenimenti e altre leziosità che non mi appassionano particolarmente, ma fanno probabilmente la felicità di tutti quei lettori che adorano le sorelle Bronte, la Austen e simili.
 Amanti della letteratura inglese, perdonatemi.


"GOTICO AMERICANO" di Robert Bloch ed. Bompiani:

 E' curiosissimo questo romanzo di Bloch perfettissimo per Halloween (sì lo so, è passato, anche se non ho ancora smontato le decorazioni, ma va benissimo anche per le inquietanti nebbie di novembre).
 Curiosissimo perché i ruoli dei protagonisti di questa lugubre storia, più gialla che horror, sono ribaltati, ma andiamo con ordine.

 Siamo a Chicago, durante l'expo del 1893, e Crystal è una giornalista brillante che sogna di competere coi migliori reporter uomini. Ovviamente c'è il solito fidanzato non all'altezza e l'ansia che le mettono tutti per sposarsi, ma lei non vuole cedere e continua a lavorare in un giornale locale, finché un giorno fiuta il colpaccio.

 In città infatti, un avvenente farmacista ha fatto costruire una sorta di castello coi soldi della sua defunta moglie (defunta in un misterioso incendio) e vende rimedi che piacerebbero tanto a molta gente che attualmente si fa infinocchiare da chiunque faccia un video e lo posti su altercaxxate.it.

 Mentre il farmacista truffa gente boccalona, nel frattempo, alcune donzelle, tutte accomunate dall'essere passate per il suo castello, spariscono misteriosamente e Crystal è certa che l'affascinante ciarlatano c'entri qualcosa.

 La storia è concisa, senza eccessivi fronzoli, inquietante e divertente al tempo stesso.

 La situazione a ruoli rovesciati con la presenza di un Homme Fatale invece di una Femme Fatale credo sia il tocco di genio dell'intera trama.

 Al posto di stuoli di uomini che si rovinano per una donna dalla pelle di seta e gli occhi da pantera, qui abbiamo donzelle che per un uomo sexy farebbero qualsiasi cosa.
 Un'intuizione così poco usata (purtroppo) da risultare geniale.
 Fabolous.


"IL FANTASMA DELL'OPERA" di Gaston Leroux:

 Vale qui lo stesso discorso che vale per la Radcliffe: mi sento un po' cretina a recensire un classico, ma voglio farlo per aiutare tutti coloro che magari, come me, sono sempre indecisi se tentare la sorte o meno.

 "Il fantasma dell'opera" è uno di quelle storie di fantasmi che non mi ero mai decisa a leggere per colpa dei film. Non capivo bene perché dovesse interessarmi la tragiromantica storia di un tizio rinchiuso in un teatro e di una cantante d'opera ossia un miscuglio di gran parte delle cose che trovo abbastanza noiose ever.

 Ho poi trovato il romanzo, in realtà una sorta di racconto lungo, sempre all'interno di quella miniera che è "A cinema con il mostro" e ho scoperto che i vari film che hanno ritratto il fantasma dell'opera come un gran figo lievemente sfregiato, in realtà hanno tradito in tal modo l'essenza stessa del libro.

 La storia vede la giovane cantante d'opera Christine Daaè alle prese col sordido mistero che aleggia nel teatro dell'opera dove canta.

 Pare infatti che abiti in misteriosi cunicoli, spesso celati da giochi di specchi (favolosamente descritti nel libro e che lo rendono, in effetti, molto cinematografico), un uomo che dovrebbe anche essere il padrone stesso del teatro.

 Chi sia e perché si nasconda, nessuno lo sa.

 In ogni caso Christine inizia a essere preda di quest'uomo, il cui volto è sempre nascosto da una maschera e che sembra avere un perverso potere su di lei che neanche Raoul, il giovane conte innamorato della ragazza, riesce a spezzare.

 La storia gioca tutto sull'identità del fantasma che non si comprende se esista davvero o sia uno spettro che infesta il luogo, cosa che rende la trama sospesa tra una ghost story e un melodramma romantico (rendendola peraltro un'ottima trama per un'eventuale opera).

 Il finale non posso svelarvelo, ma rende chiaro perché gran parte della trama non ha senso se a interpretare l'uomo del mistero è un figone.

 Straconsigliatissimo per vari motivi, primo tra tutti l'estrema originalità della variazione sul tema. Lui ama lei che ama un'altro, ma se tutto avviene mettendo in mezzo i fantasmi, inseguimenti tra labirinti e trabocchetti, e nel bel mezzo di arie d'opera in un teatro perfettamente descritto, beh il livello sale e di parecchio.
 Lasciate stare i film e prendete il libro.

 Voi ne avete letto qualcuno? Continuerete le vostre gotiche letture anche in questo novembre che pare dicembre visto che ci sono già decorazioni di natale pure sui tombini? Testimoniate!



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